La memoria dell’acqua: gli esperimenti di Jacques Benveniste

mercoledì, 21 gennaio 2009, 7:28 | Category : Uncategorized
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Le ricerca da cui partì il medico francese riguardava una particolare selezione biologica chiamata degranulazione dei basofili. I basofili sono un particolare tipo di globuli bianchi che sono presenti nel sangue in piccola percentuale e svolgono un importante ruolo nelle allergie.

Quando i basofili si vengono a contatto con gli anticorpi prodotti dalla presenza di un allergene, liberano dai loro granuli intercellulari determinati mediatori chimici, fra cui l’istamina, che sarà responsabile delle varie manifestazioni allergiche.

Negli esperimenti i basofili venivano posti a contatto con soluzioni di diversa concentrazione di particolari anticorpi, le antimmunoglobuline: il risultato stupefacente era che la reazione di degranulazione continuava a verificarsi anche quando la soluzione di anticorpi era fortemente diluita a tal punto da non contenere più anticorpi, ma sono molecole di acqua.

In particolare, la soluzione di anticorpi era stata portata ad una diluizione tale da raggiungere una concentrazione molare di 10^-120, cioè un numero di molecole assai più piccolo di 1, ne consegue che nella soluzione così fortemente diluita non esistevano più anticorpi, ma solo acqua pura.

Andò ad osservare che nei sistemi immunologici che stava osservando, la soluzione così altamente diluita innescava una reazione come se le molecole iniziali fossero ancora presenti nell’acqua: l’acqua aveva trattenuto una traccia delle molecole in esso disciolte.

L’ipotesi del Dott. Benveniste era rivoluzionaria: la presenza di anticorpi nella soluzione avrebbe prodotto modificazioni strutturali nell’acqua, modificazioni che persistevano anche quando, in seguito a diluizioni elevate, ogni traccia di anticorpo fosse stata eliminata.

L’acqua quindi manteneva una memoria della sostanza disciolta in essa, anche dopo la scomparsa della stessa, in seguito a le successive diluizioni.

Quest’ipotesi era allora estremamente rivoluzionaria.

Se tali risultati si fossero rivelati esatti, avrebbero potuto costituire la base teorica di una terapia alternativa alla medicina ufficiale, guardata con perplessità da quest’ultima, ma già abbastanza diffusa presso il pubblico: l’omeopatia.

L’omeopatia, per preparare un rimedio contro una determinata malattia, utilizza una sostanza che ad alta concentrazione provoca nell’individuo sano segni e sintomi simili a quelli della malattia stessa; questa sostanza viene diluita in acqua ripetutamente, viene scossa a lungo e… somministrata.

Le conseguenze dell’articolo in merito pubblicato su Nature, furono tragiche.

La comunità scientifica in Francia e nel mondo si schierò contro l’immunologo, nonostante gli esperimenti successivi confermassero i risultati pubblicati.

Nel 1992, in base alla teoria dei ‘domini coerenti’ Benveniste annunciò alla sua seconda scoperta.

La memoria dell’acqua sarebbe dovuta al debole campo elettromagnetico del soluto che rimane impressionato sulle molecole d’acqua e pertanto sarebbe registrabile e riproducibile a distanza.

Nei suoi successivi esperimenti il Dott. Benveniste, riuscì a prelevare le informazioni dalle molecole tramite un’antenna ricevente su cui veniva posta una provetta contenente una sostanza, ad amplificarle e trasferirle mediante un’antenna trasmittente a un’altra materia o a trasmetterle a distanza.

Egli riuscì anche a trasmettere il segnale biologico digitale utilizzando un computer; il segnale viene poi amplificato e riprodotto sull’acqua.

Nonostante i successi dei successivi esperimenti, il mondo scientifico voltò le spalle allo scienziato francese che perso tutti i suoi finanziamenti e i suoi collaboratori. Nonostante questo continuò il suo lavoro.

Altri ricercatori all’ottenuto risultati simili a quelli del Dott. Benveniste, cosicchè a poco a poco la comunità scientifica si dovette ricredere e, adesso l’omeopatia è un valido alle ato della medicina tradizionale in tutti quei casi di incompatibilità ai farmaci canonici.



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