Spiegare il razzismo ai bambini
Già ho messo un post sul razzismo e su come le motivazioni politiche hanno influito sull’evolversi del concetto di razza.
Al giorno d’oggi, in società sempre più multi-etniche, essere razzisti è qualcosa di obsoleto e veramente ignorante, ma che resta nel nostro modo di vivere, come detti o proverbi o altre forme di espressione popolare che, anche se non fanno parte del nostro modo corrente di pensare usiamo per abitudine.
Quanti non hanno mai detto o sentito: ‘ho sudato come un negro!’ oppure ‘fumi come un turco!’ oppure ‘vorrei uno schiavetto negro che…’, oppure definire ‘terroni’ quelli del Sud oppure ’sembri un andicappato’ o ancora ‘ti vesti come uno zingaro’ e così via.
Sono tutte espressioni che mostrano una visione comune circa il modo con cui si vedono determinati gruppi umani: che siano diversi per nazionalità, colore della pelle, posizione geografica all’interno di una stessa nazione, deambulazione e quant’altro, esprimendo frasi del genere ci ritroviamo a formulare dei concetti razzisti, perchè pongono la persona che le pronuncia su un piano più alto rispetto alle altre cui fa riferimento.
Nella nostra famiglia il problema razzismo è all’ordine del giorno in quanto siamo una coppia mista con due figli, uno chiaro e una scura, in ogni attimo della loro vita a diverse riprese e in diverse forme si sono posti il problema, in forme più o meno infantili, ma la differenza saltava agli occhi!
‘Quella non è una mamma perchè è scura…quello non è un papà perchè è chiaro…perchè io sono più scura di mio fratello’.
In molte famiglie il concetto di razzismo è un tabù, se ne parla poco e, se non sollecitati i bambini non si pongono domande e arrivano a crearsi delle opinioni proprie, spesso discordanti con quello che è il pensiero dei genitori, ma nella nostra questo è stato impossibile e quindi vi posso dare un buon bagaglio di esperienza su tale punto.
I miei figli hanno sempre saputo che il diverso colore della pelle era determinato da una diversa quantità di pigmento (che per farmi capire ho chiamato colorante) che si chiama melanina che serve a proteggere dai raggi del sole, e che nei Paesi più caldi essendo il sole più forte le persone hanno una quantità di melanina maggiore, ma questo non è bastato quando mia figlia è tornate a casa dicendomi che una sua compagna le aveva detto che aveva la pelle di cacca.
Cercai di sdrammatizzare facendole immaginare il mondo di un solo colore e facendole capire che non sarebbe stato poi così bello se veramente fosse stato così ed è per questo che nella nature, tra le persone ci sono sempre colori diversi, perchè se no il mondo sarebbe triste. Io ho anche la fortuna che non ho un colore preferito e quando lei me lo chiede le rispondo mi piaccioni tutti i colori poichè ognuno ha la sua importanza, non mi piacerebbe un mare giallo come non mi piacerebbe un cielo verde e così via, benchè il verde dei prati mi rilassi e il giallo dei girasoli sia magnifico.
Già così penso sia un buon approccio all’accettazione della diversità.
Poi, per approfondire le nostre idee, ogni volta che mostrano dei caratteri distintivi come ‘quello è ciccione’ ‘quello si veste male’, possiamo fargli notare che se veramente tutti ci vestissimo uguali e fossimo tutti sarebbe molto difficile riconoscersi.
Il problema degli stereotipi è una cosa molto difficile da togliere, perchè, come già ho detto, troppe frasi di uso comune si mostrano razziste anche se non vogliono esserlo e i bambino questi distinguo non li fanno. Il problema ulteriore sta anche nel fatto che i nostri figli non vivono solo con noi e spesso sentono altre persone che molto meno delicatamente sono pronti ad allertarli verso gli zingari ‘perchè sono tutti dei ladri’ verso i negri ‘perchè sono tutti aggressivi’ e così via. Troppe volte mi sono trovata nella difficile situazione di rettificare quanto detto da un compagno o da un adulto e spiegare che non è vero che tutti sono così ma, nel caso degli zingari, ci sono sì quelli che rubano, ma ci sono anche italiani che rubano, ma come ci sono italiani onesti lavoratori ci sono zingari che, ad esempio ti aiutano a mettere la spesa in macchina ed è per ogni persona che bisogna valutare se, ad esempio, vale la pena dare ‘il soldino’ o no.
Naturalmente io dò sempre per prima l’esempio accettando l’aiuto di un ragazzo volenteroso che, in cambio di aiuto riceve l’euro del carrello.
Però l’esempio non basta, quindi accompagnare con le parole ogni singolo gesto in questo caso soprattutto è molto importante. Per farvi capire: i genitori della bambina che ha insultato mia figlia si sono scusati personalmente con me dicendo che mai avrebbero pensato che la loro figlioletta potesse dire certe cose e che, quando la maestra ha riferito loro l’accaduto, sono rimasti sconvolti. Li capisco anch’io talvolta non mi capacito di alcune espressioni dei miei figli e quindi non ho mai dimostrato rancore nei confronti di questi genitori.
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1Ileana
wrote on 5 Settembre 2008 at 19:03
Complimenti perl’articolo..hai proprio ragione:azioni e parole deono andare di pari passo e molto spesso non si fa attenzione al peso che hanno entrambe.
2giosby
wrote on 7 Settembre 2008 at 10:04
Razzismo e bullismo, due facce della stessa medaglia …
Peccato che gli input arrivano spesso da chi, a parole, dice di voler combattere il problema …
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